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Qual è la vera differenza tra Proattività e Reattività? Qual è l’approccio migliore? Uno è migliore dell’altro?

Ho letto diversi post che parlano di questi due tipi di strategia. In ognuno di questi post la Proattività è divinizzata e la reattività demonizzata.

È realmente così?

Comincio con il precisare cosa sono questi due approcci e come funzionano.

Differenza tra reattività e proattività

Proattività

È l’affrontare situazioni complicate o cambiamenti, anticipando e integrando queste variabili nella propria impresa e nella propria vita.

Un approccio proattivo è incentrato sull’idea di consapevolezza che possono avvenire dei cambiamenti o stanno già avvenendo.

Se ci si adatta a diversi fattori, d’ambiente o di mercato, man mano che essi cambiano, sarà poi molto più semplice gestire e vincere le sfide che si presenteranno in futuro. Un’impresa proattiva è un’impresa che si distingue, poichè risparmia tempo e denaro, affrontando le sfide e implementando i cambiamenti, prima che siano imposti. Se da un lato può risultare impegnativo e a tratti rischioso, dall’altro permette di cogliere anticipatamente opportunità uniche.

Proattività come sinonimo di flessibilità e determinazione. Cioè un approccio proattivo vi permette di creare una struttura in grado di rimanere allineata con obiettivi, mission e vision. Vi aiuterà a prendere decisioni allineate agli obiettivi di breve termine e agli obiettivi di lungo termine.

Ogni passaggio è deciso, voluto e calcolato. E anche le sfide impreviste possono essere gestite efficacemente.

 

Reattività

È “giocare in difesa”, si aspetta e si lascia che siano gli altri a fare la prima mossa, questo porta il più delle volte a lasciare che delle forze esterne prendano decisioni per noi.

L’approccio reattivo è basato invece sul meccanismo naturale dell’ “attacca o fuggi”, meccanismo che il nostro cervello attua in automatico quando rileva una situazione di pericolo. Era di vitale importanza quando vivevamo nelle caverne. Ora, spesso, questo meccanismo è un ostacolo. La tanto nominata uscita dalla zona di comfort innesca esattamente questo meccanismo. Per il nostro cervello esplorare e affrontare situazioni sconosciute, è pericolosissimo.

Essere reattivi porta ad essere passivi al cambiamento e aspettare che accada qualcosa prima di agire. È la base della procrastinazione. Continuo a trovare scuse per non fare. Continuo a dire “solo se accade questo…”, “ho ancora bisogno di questo…” e si finisce per non agire.

Nicholas Nassim Taleb nel suo libro “il cigno nero” definisce gli imprevisti come dei cigni neri che non sono in alcun modo prevedibili. In caso di cigno nero, reagire è l’unica e il più funzionale degli approcci.

Quindi rispondendo alla domanda iniziale “È veramente meglio un approccio proattivo ad uno reattivo?” Sì, è meglio, ma è importante anche saper reagire.

 

La differenza è chiara. Essere proattivi ci permette di raggiungere obiettivi e di perseguire i propri sogni imprenditoriali e di vita. E’ un approccio al fare impresa di certo molto proficuo.

Penso anche, che esistano momenti in cui è bene saper reagire e saper rispondere, in maniera consapevole al meccanismo “attacca o fuggi”. In caso di “cigni neri” la capacità di reagire con fermezza e forza d’animo penso sia la soluzione più utile e furba.

 

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